Caccia in Italia, dati e analisi – PUNTATA I
Il reporting dell’Articolo 12 della Direttiva Uccelli (2013–2018), le condizioni per un prelievo sostenibile e la valutazione del disegno di legge 1552
Sintesi
In Italia vengono dichiarati ogni anno circa 3,8 milioni di abbattimenti di uccelli, calcolati sommando i carnieri medi delle singole specie sulle annualità disponibili. Un prelievo di questa dimensione può essere considerato sostenibile soltanto se vengono misurati con continuità lo stato delle popolazioni interessate, gli abbattimenti complessivi e la capacità demografica di compensarli. Per molte specie cacciate in Italia queste informazioni non esistono in forma adeguata.
Il reporting trasmesso dall’Italia all’Unione europea per il periodo 2013–2018 contiene soltanto il 64% dei valori annuali di carniere attesi. Nessuna delle 34 specie cacciate dispone di una serie completa dei sei anni e per nessuna è documentato il metodo con cui gli abbattimenti sono stati stimati. Per gli uccelli migratori, inoltre, il carniere nazionale non misura il prelievo complessivo esercitato sulla popolazione di rotta. La sostenibilità della caccia non può essere verificata quando mancano proprio i dati necessari a misurarla.
I dati disponibili indicano intanto un problema preciso. Fra le specie svernanti con andamento conosciuto, il 60% delle cacciate è in declino contro il 19% delle non cacciate: il declino è oltre tre volte più frequente fra le specie sottoposte a prelievo. Il confronto ristretto alle specie acquatiche consente di ridurre la differenza ecologica fra i gruppi: fra le non cacciate è in declino il 20% delle specie, contro il 60% di quelle cacciate; il maggior declino non è quindi spiegato dalla sola appartenenza alle zone umide.
Il confronto fra specie non permette di attribuire alla caccia l’intero declino, ma mostra che le specie sottoposte a prelievo sono molto più frequentemente in declino. Il caso della tortora selvatica mostra che questa pressione può diventare demograficamente decisiva: dopo la sospensione della caccia sulla rotta occidentale, la sopravvivenza adulta è aumentata e la popolazione nidificante è cresciuta del 40,5% in tre anni, mentre la produttività nelle aree sottoposte a prelievo diminuiva.
La conclusione è univoca. La cacciabilità prevista dalla legge non dimostra la sostenibilità biologica del prelievo. Quando lo stato della popolazione e gli abbattimenti complessivi non sono misurati in modo affidabile, la caccia non può essere autorizzata come sostenibile e deve essere sospesa fino alla disponibilità dei dati necessari.
Il disegno di legge 1552 interviene nella direzione opposta. Estende la stagione venatoria, amplia l’elenco delle specie cacciabili e riduce il valore del parere ISPRA senza istituire un sistema nazionale capace di misurare il prelievo e i suoi effetti. Aumenta quindi la pressione venatoria proprio dove la sostenibilità non è dimostrata.
Dati e metodo
Il reporting dell’Articolo 12 della Direttiva Uccelli è compilato dagli Stati membri e pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. Il ciclo 2013–2018 comprende, per l’Italia, 310 specie distinte secondo la presenza nella stagione riproduttiva o in quella invernale. Per ciascuna combinazione fra specie e stagione sono riportati l’andamento e la consistenza della popolazione; per le specie dell’Allegato II compaiono anche lo status venatorio nazionale e i carnieri annui. I dati sono disponibili con licenza CC-BY 4.0.
Lo status di specie cacciata deriva dal campo nationally_hunted e indica l’effettivo prelievo in Italia nel periodo di riferimento. Le specie con andamento sconosciuto sono escluse; la loro frequenza è quasi identica nei gruppi messi a paragone, sia fra i nidificanti sia fra gli svernanti. L’analisi principale comprende tutte le specie con andamento conosciuto. Per ridurre il confondimento fra gruppi ecologici diversi, un secondo confronto restringe entrambi i gruppi alle famiglie di uccelli acquatici adottate dall’International Waterbird Census.
Quanto si caccia
La media annuale dei carnieri dichiarati per le singole specie ammonta complessivamente a circa 3,8 milioni di uccelli. Gran parte del prelievo è concentrata in sei specie comuni e ampiamente diffuse, che assorbono la maggioranza degli abbattimenti.
| Specie | Individui abbattuti all’anno (carniere medio dichiarato) |
| Tordo bottaccio | ~1.630.000 |
| Merlo | ~530.000 |
| Colombaccio | ~300.000 |
| Tordo sassello | ~270.000 |
| Fagiano | ~240.000 |
| Allodola | ~230.000 |
Tabella 1. Le sei specie con il carniere medio annuo più elevato nel reporting italiano 2013–2018.
Anatre, folaghe e limicoli hanno carnieri assoluti inferiori, spesso nell’ordine delle migliaia o delle decine di migliaia; il loro rilievo demografico dipende dalla consistenza della popolazione interessata e dalla sua capacità di recupero. Anche un carniere modesto può incidere quando riguarda una popolazione ridotta o già in declino. Il peso di un prelievo non si legge dal numero assoluto, ma dal rapporto con la popolazione biologicamente esposta.
Il monitoraggio dei carnieri trasmesso dall’Italia nel reporting dell’Articolo 12 è inadeguato. Delle 34 specie cacciate, ciascuna riferita a una sola stagione, nessuna dispone della serie completa dei sei anni; i primi due anni mancano per tutte e nel complesso è disponibile solo il 64% dei valori annuali attesi (131 su 204). Per nessuna specie è documentato il metodo con cui il carniere è stato stimato, e per gli uccelli migratori il dato nazionale non misura il prelievo complessivo esercitato sulla popolazione di rotta. Nel proprio reporting europeo lo Stato non dispone quindi di una misura verificabile e continuativa del prelievo, cioè dell’informazione necessaria a dimostrarne la sostenibilità.
| Indicatore | Valore |
| Taxa cacciati (Allegato II) | 34 (22 stagione riproduttiva, 12 invernale) |
| Taxa presenti in più di una stagione | 0 |
| Unità di misura del carniere | individui (34 su 34) |
| Taxa con serie completa dei sei anni | 0 su 34 |
| Taxa con almeno un anno mancante | 34 su 34 |
| Taxa senza alcun dato annuale | 1 su 34 |
| Valori annuali disponibili sul totale atteso | 131 su 204 (64%) |
| Primi due dei sei anni di rendicontazione | assenti per tutti i 34 taxa |
| Metodo di stima del carniere documentato | 0 su 34 |
Tabella 2. Completezza e comparabilità dei dati di carniere dichiarati dall’Italia per le specie dell’Allegato II (reporting Articolo 12, 2013–2018). Elaborazione propria sul file Article12_2020_data_birds_annexII.csv.
Il risultato italiano: l’associazione fra caccia e declino
Fra le specie svernanti con andamento conosciuto, 6 delle 10 specie cacciate sono in diminuzione, contro 7 delle 37 specie non cacciate: 60% contro 18,9%. Il test esatto di Fisher restituisce p = 0,017. La proporzione di specie in declino è 3,17 volte maggiore nel gruppo cacciato; l’odds ratio esatto è 6,11.
Fra i nidificanti risultano in calo 7 specie cacciate su 15 e 51 specie non cacciate su 167, pari al 47% e al 31%; la differenza non è statisticamente significativa (p = 0,248). Per gli svernanti l’intervallo di confidenza al 95% dell’odds ratio va da 1,11 a 38,55: la ridotta numerosità rende imprecisa la stima dell’ampiezza dell’associazione, che resta comunque significativa.
Figura 1. Percentuale di specie in diminuzione fra cacciate e non cacciate, per stagione. La differenza è significativa fra gli svernanti (test esatto di Fisher).
Le sei specie svernanti cacciate in declino sono germano reale, moriglione, mestolone, pavoncella, fischione e folaga, tutte legate alle zone umide, come del resto tutte e dieci le specie svernanti cacciate. Il gruppo cacciato coincide quindi con gli uccelli acquatici; per attenuare il confondimento ecologico, il confronto può essere ristretto a questo stesso gruppo.
Restringendo il confronto alle sole specie acquatiche, il gruppo cacciato resta lo stesso (6 declini su 10) e quello di riferimento si riduce alle 30 specie acquatiche non cacciate, delle quali 6 in declino: il contrasto è 60% contro 20% (test esatto di Fisher p = 0,041, proporzione tre volte maggiore fra le cacciate). Fra gli uccelli acquatici, dunque, il maggior declino accompagna lo status venatorio più che l’appartenenza all’habitat.
Figura 2. Confronto fra specie acquatiche svernanti cacciate e non cacciate con andamento noto: quota di specie in declino nei due gruppi. Test esatto di Fisher p = 0,041; rapporto fra le proporzioni 3,00.
| Uccelli acquatici svernanti | In declino | Stabili o in aumento | Totale | % in declino |
| Cacciate | 6 | 4 | 10 | 60% |
| Non cacciate | 6 | 24 | 30 | 20% |
Tabella 3. Uccelli acquatici svernanti con andamento noto (40 specie, protocollo IWC), per status venatorio e andamento della popolazione. Le sei cacciate in declino sono germano reale, moriglione, mestolone, pavoncella, fischione e folaga; le sei non cacciate in declino sono moretta grigia (Aythya marila), quattrocchi (Bucephala clangula), gambecchio comune (Calidris minuta), strolaga mezzana (Gavia arctica), orco marino (Melanitta fusca) e orchetto marino (Melanitta nigra).
La frequenza del declino nel gruppo cacciato non stabilisce da sola un nesso causale: richiede una valutazione demografica riferita alle singole popolazioni — la stessa valutazione che, per essere condotta, presuppone i dati oggi mancanti.
Quando il prelievo incide sulla popolazione
La mortalità venatoria diventa demograficamente additiva quando sottrae individui che avrebbero raggiunto la stagione riproduttiva successiva. In altre condizioni una parte del prelievo sostituisce mortalità che si sarebbe comunque verificata, ed è in questo senso compensata. La posizione di una popolazione fra questi due estremi dipende dalla sua dinamica specifica e può cambiare nel tempo con le condizioni ambientali: non è una proprietà fissa della specie, e non può essere assunta a priori. Ne segue che l’entità del prelievo rispetto alla consistenza di una popolazione non basta, da sola, a prevederne l’effetto demografico: la stessa frazione rimossa può risultare sostenibile in una popolazione e additiva in un’altra.
Per stabilire se il prelievo sia sostenibile servono dunque dati di sopravvivenza e produttività riferiti alle popolazioni interessate. Il carniere italiano dei tordi comprende molti migratori provenienti da altre aree europee, mentre il trend dei nidificanti italiani riguarda individui appartenenti a un insieme demografico diverso; l’andamento di questi ultimi non consente di stabilire se la mortalità esercitata sui migratori sia compensata. È l’esempio più diretto di come, in assenza dei dati sull’unità biologica corretta, la sostenibilità non possa essere né affermata né verificata.
La tortora selvatica: sospensione e recupero
La tortora selvatica aveva subito un declino prolungato. Questa migratrice terrestre a lungo raggio era ancora oggetto di un prelievo ingente: prima del 2019, in Francia, Spagna e Portogallo, il carniere complessivo raggiungeva circa un milione di tortore all’anno.
Dal 2021 gli Stati della rotta occidentale hanno sospeso la caccia nel quadro del meccanismo di gestione adattativa coordinato dalla Commissione europea. La popolazione nidificante, scesa a 1,56 milioni di coppie nella primavera del 2021, è risalita a 1,96 milioni nel 2023 e, secondo l’aggiornamento tecnico del 2025 sulla gestione adattativa, a 2,13 milioni nel 2024, con un incremento complessivo del 40,5% rispetto al minimo del 2021.
Nello stesso periodo la sopravvivenza adulta media è aumentata da 0,597 a 0,650 (aggiornamento tecnico del 2025), mentre la produttività nelle aree spagnole monitorate risultava in diminuzione nel 2022–2023 (aggiornamento tecnico del 2024). Alla sospensione della caccia sono così seguiti l’aumento della sopravvivenza e il recupero della popolazione, senza un miglioramento della produttività: la sequenza fornisce una forte evidenza causale del contributo della mortalità venatoria al declino precedente.
La rotta centro-orientale non costituisce un controllo sperimentale, perché differisce per geografia e struttura demografica. In quest’area, che comprende l’Italia, il prelievo è proseguito in misura ridotta e con informazioni incomplete, mentre la popolazione ha continuato a diminuire. L’andamento è compatibile con il ruolo demografico osservato sulla rotta occidentale e mostra che l’effetto della caccia non è limitato agli uccelli acquatici.
Il quadro europeo
L’aggiornamento 2025 di Wetlands International sulle popolazioni svernanti dell’Unione Europea assegna alle specie dell’Allegato II, quindi cacciabili, il quadro complessivo più preoccupante. Germano reale, moretta, gallinella d’acqua e folaga risultano in declino sul lungo e sul breve periodo; moriglione, quattrocchi e fischione mostrano recuperi parziali dopo cali marcati. Lo spostamento verso nord e verso est di alcuni areali invernali può modificare i conteggi nazionali; considerando le 18 specie dell’Allegato II incluse nell’aggiornamento, l’indice multispecifico resta significativamente inferiore ai livelli del 1980, nonostante una moderata ripresa nell’ultimo decennio.
La letteratura sugli anatidi mostra da tempo che la mortalità venatoria può essere compensata in alcune condizioni. Burnham e Anderson, analizzando oltre 410.000 germani reali inanellati in Nord America fra il 1950 e il 1979, trovarono una larga compensazione della mortalità da caccia. Gli studi successivi hanno però ricondotto quel risultato alla popolazione esaminata e alle condizioni ambientali del periodo. La sostenibilità osservata in un continente e in una fase demografica non può essere trasferita automaticamente ad altre popolazioni.
La gestione dopo il 2018 e la lacuna informativa
Nel 2019 la Commissione europea chiese all’Italia di sospendere la caccia a moriglione e pavoncella. Il Ministero dell’Ambiente trasmise la richiesta alle Regioni con la nota prot. n. 16169 del 9 luglio 2019, richiamata dalla nota prot. n. 39696 del 28 maggio 2020, subordinando l’eventuale prelievo alla disponibilità di piani di gestione con contingentamento adattativo.
Il piano nazionale del moriglione è stato adottato nel marzo 2023, quasi quattro anni dopo la richiesta europea. Nel frattempo il prelievo è rimasto affidato a calendari regionali e a dati di carniere non armonizzati. Per una popolazione migratrice, il controllo degli abbattimenti complessivi richiede obiettivi nazionali riferiti all’unità biologica interessata: finché questi mancano, il numero di individui prelevati sull’intera popolazione resta ignoto, e con esso la possibilità stessa di dire se il prelievo sia sostenibile.
L’articolo 7 della Direttiva Uccelli impone agli Stati di assicurare che la caccia rispetti la saggia utilizzazione e la regolazione ecologicamente equilibrata delle specie, con particolare riguardo alle popolazioni migratrici. Il rispetto di questo obbligo presuppone una conoscenza sufficiente dello stato della popolazione e degli abbattimenti complessivi. In assenza di tali informazioni, l’autorità non dispone della base scientifica necessaria per accertare che il prelievo rispetti le condizioni poste dall’articolo 7; il prelievo non deve pertanto essere autorizzato finché tale verifica non sia possibile.
Il disegno di legge 1552 alla prova di questi dati
Il disegno di legge 1552, che riscrive la legge 157/1992 ed è stato approvato dal Senato il 23 giugno 2026 e trasmesso alla Camera, nasce da esigenze in larga parte estranee a questo tipo di caccia — la gestione di specie in forte espansione come il cinghiale e i danni all’agricoltura. Contiene però disposizioni che incidono direttamente sulla caccia agli uccelli migratori e acquatici, ed è su queste che i dati e l’analisi di questo report offrono un metro di giudizio. Nel testo approvato, le Regioni potranno estendere i calendari venatori oltre la prima decade di febbraio, e sul calendario è soppresso l’obbligo di uniformarsi al parere dell’ISPRA; l’elenco delle specie cacciabili è ampliato, con l’inserimento, fra le altre, dell’oca selvatica; la disciplina dei richiami vivi è resa più permissiva, con il tetto di quaranta esemplari mantenuto per gli uccelli da cattura ma rimosso per quelli di allevamento. Queste disposizioni aumentano il prelievo o riducono il controllo scientifico proprio mentre i dati disponibili impediscono di dimostrarne la sostenibilità.
L’estensione della stagione oltre il 10 febbraio interessa individui sopravvissuti fino alla fase che precede la riproduzione e può sottrarre componenti del futuro contingente riproduttivo; le sei specie svernanti cacciate in declino — germano reale, moriglione, mestolone, pavoncella, fischione e folaga — sono tutte presenti in Italia in questa fase. La compatibilità di tale prolungamento andrebbe quindi dimostrata con dati fenologici e demografici riferiti alle popolazioni interessate. Il caso della tortora stabilisce un principio distinto e più generale, non specifico di questa finestra: quando il prelievo riduce in misura rilevante la sopravvivenza, la sua sospensione può invertire il declino.
L’ampliamento delle specie cacciabili agisce mentre resta aperta la lacuna che l’analisi ha documentato: per molte specie migratrici il reporting italiano non fornisce una stima armonizzata del prelievo complessivo riferita alla popolazione di rotta, e senza di essa il numero complessivo di individui abbattuti resta ignoto. L’oca selvatica è una specie acquatica migratrice, che andrebbe gestita sulla scala della rotta; affidarne il prelievo a calendari locali aggrava esattamente il problema che i dati segnalano, invece di ridurlo.
Il disegno di legge riduce inoltre il valore precettivo del parere dell’ISPRA nelle fattispecie in cui la disciplina vigente impone di uniformarvisi, ampliando gli spazi entro i quali le decisioni regionali possono discostarsi dalla valutazione scientifica. Poiché la sostenibilità del prelievo si può stabilire solo con i dati sulla popolazione e sugli abbattimenti, e il parere scientifico è il canale attraverso cui quei dati entrano nella decisione, ridurne la forza non colma la carenza di conoscenza descritta qui: la rende ininfluente, perché consente di autorizzare il prelievo anche quando i dati mancano o sono sfavorevoli.
Per la caccia agli uccelli migratori e acquatici, il disegno di legge 1552 amplia il prelievo, estende la stagione e riduce la forza del parere scientifico senza colmare la carenza dei dati necessari a verificare la sostenibilità del prelievo.
Conclusioni
Nel reporting italiano 2013–2018 le specie svernanti cacciate sono in declino con una frequenza oltre tre volte superiore a quella delle specie non cacciate, e il contrasto permane fra i soli uccelli acquatici. La caccia interessa dunque con frequenza nettamente maggiore specie già in declino.
La tortora selvatica mostra che quel rischio può concretizzarsi in un peso demografico decisivo. Sulla rotta occidentale, la sospensione della caccia è stata seguita dall’aumento della sopravvivenza e da un recupero del 40,5% in tre anni, mentre la produttività nelle aree monitorate non è migliorata. L’effetto dipende dalla capacità della popolazione di compensare gli individui abbattuti, capacità che varia nel tempo e fra popolazioni e non può essere presunta: riguarda tanto gli uccelli acquatici quanto le specie terrestri migratrici.
L’inclusione nell’elenco delle specie cacciabili attribuisce una facoltà giuridica generale; la sostenibilità demografica del prelievo deve essere accertata prima dell’autorizzazione e controllata nel tempo. Servono dati adeguati sulla popolazione biologicamente rilevante e una stima affidabile degli abbattimenti complessivi. Quando queste informazioni non consentono di assicurare il rispetto dell’articolo 7 della Direttiva Uccelli — come oggi accade per numerose specie cacciate in Italia — il prelievo deve restare sospeso finché la sua compatibilità con la conservazione non sia dimostrata.
Per le specie migratrici, infine, l’unità di gestione coincide spesso con la rotta e supera i confini regionali. I calendari locali devono operare entro obiettivi nazionali comuni, criteri uniformi di monitoraggio e limiti coerenti con gli abbattimenti esercitati sull’intera popolazione. La sostenibilità va dimostrata sulla scala biologica corretta e verificata durante l’applicazione del prelievo, non affermata a posteriori. Il disegno di legge 1552 aumenta invece la pressione venatoria su questi punti senza istituire il monitoraggio che ne dimostrerebbe la sostenibilità.
Appendice — riproducibilità
Fonte dei dati. European Environment Agency (EEA), reporting dell’Articolo 12 della Direttiva Uccelli 2009/147/CE, periodo 2013–2018, licenza CC-BY 4.0, record 96e1b9b1-ee94-4547-ad61-8059df7240bf. Andamento e consistenza delle popolazioni provengono da Article12_2020_data_birds.csv; status venatorio e carnieri da Article12_2020_data_birds_annexII.csv.
Regole di elaborazione. Sono state considerate le righe con country = IT. Le specie cacciate corrispondono a nationally_hunted = Yes; tutte le altre costituiscono il gruppo di confronto. Le righe con population_trend = Unknown sono state escluse. La quota di andamento sconosciuto è del 31,8% fra i nidificanti cacciati e del 32,1% fra i non cacciati; fra gli svernanti è rispettivamente del 16,7% e del 15,9%. Il carniere annuo per specie è la media dei valori huntingbag_y1…huntingbag_y6 dichiarati (anni con huntingbag_yN_unknown = No). La completezza (Tabella 2) è stata calcolata sui 34 taxa cacciati (nationally_hunted = Yes), ciascuno presente in una sola stagione, contando gli anni con valore dichiarato; il metodo di stima è desunto dal campo huntingbag_method, codificato absentData per tutte le specie cacciate.
Specie delle zone umide. L’analisi ristretta comprende le specie svernanti con andamento noto appartenenti alle famiglie considerate waterbirds dal protocollo dell’International Waterbird Census. Le 40 specie incluse sono: Anas acuta; Anas crecca; Anas platyrhynchos; Anser albifrons; Anser anser; Ardea alba; Arenaria interpres; Aythya ferina; Aythya fuligula; Aythya marila; Aythya nyroca; Bucephala clangula; Calidris alba; Calidris alpina; Calidris canutus; Calidris minuta; Calidris pugnax; Fulica atra; Gavia arctica; Gavia stellata; Grus grus; Limosa lapponica; Mareca penelope; Mareca strepera; Melanitta fusca; Melanitta nigra; Mergus serrator; Netta rufina; Numenius arquata; Phalacrocorax carbo; Phoenicopterus roseus; Pluvialis apricaria; Pluvialis squatarola; Podiceps cristatus; Podiceps nigricollis; Recurvirostra avosetta; Somateria mollissima; Spatula clypeata; Tadorna tadorna; Vanellus vanellus. Il confronto è stato introdotto dopo l’analisi principale e ha funzione di verifica di sensibilità.
Test statistici. Test esatto di Fisher bilaterale. Nidificanti: 7/15 contro 51/167, odds ratio esatto 1,98, IC 95% 0,58–6,63, p = 0,248. Svernanti: 6/10 contro 7/37, odds ratio esatto 6,11, IC 95% 1,11–38,55, rapporto fra le proporzioni 3,17, p = 0,017. Specie svernanti delle zone umide: 6/10 contro 6/30, rapporto fra le proporzioni 3,00, odds ratio esatto 5,68, IC 95% 0,99–37,64, p = 0,041. Gli odds ratio riportati sono le stime condizionali di massima verosimiglianza, coerenti con gli intervalli esatti. Elaborazione in Python (pandas); test esatto di Fisher, odds ratio condizionale e intervalli di confidenza esatti calcolati direttamente. Il codice e la tabella derivata sono distribuiti insieme al report.
Fonti
Dati e metodi. European Environment Agency, Population trend of bird species: datasets from Article 12, Birds Directive 2009/147/EC reporting, 2013–2018, record 96e1b9b1-ee94-4547-ad61-8059df7240bf. European Commission, Reporting under Article 12 of the Birds Directive: Explanatory Notes and Guidelines for the period 2013–2018, April 2017. Wetlands International, Guidance on waterbird monitoring methodology: field protocol for waterbird counting, 2018.
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Risposta gestionale in Italia. Ministero dell’Ambiente, nota prot. n. 16169 del 9 luglio 2019 e nota prot. n. 39696 del 28 maggio 2020, emanate a seguito della nota della Commissione europea ARES(2019)3896523. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piano di gestione nazionale del Moriglione (Aythya ferina), marzo 2023.
Quadro normativo. Direttiva 2009/147/CE, articolo 7 e Allegato II, EUR-Lex CELEX 32009L0147. Legge 11 febbraio 1992, n. 157, articolo 18.
Disegno di legge 1552 (riforma della legge 157/1992). Senato della Repubblica, XIX legislatura, Atto Senato n. 1552, testo approvato dal Senato della Repubblica il 23 giugno 2026 e trasmesso alla Camera dei deputati, articoli 5 e 11. La soppressione del limite del 10 febbraio e dell’obbligo di uniformarsi al parere dell’ISPRA sul calendario derivano dall’articolo 11, comma 1, lettera b), numero 2), che modifica l’articolo 18, comma 2, della legge 157/1992 (sono soppresse le parole «, non oltre la prima decade di febbraio,» e «, al quale devono uniformarsi»); l’inserimento dell’oca selvatica (Anser anser) e del piccione di città fra le specie cacciabili dall’articolo 11, comma 1, lettera a); l’ulteriore soppressione dell’obbligo di sentire l’ISPRA dall’articolo 11, comma 1, lettera d) (articolo 18, comma 3); la disciplina dei richiami vivi dall’articolo 5, che sostituisce l’articolo 5 della legge 157/1992 (nuovo comma 2: massimo di quaranta richiami da cattura, dieci per specie, nessun limite per gli uccelli nati e allevati in cattività e anellati).

