Epidemiologi da tastiera

Leggiamo in questi giorni i soliti post su blog, siti internet e pagine social che come sempre cercano di appigliarsi alle basse percentuali di piante infette riscontrate nei dati del monitoraggio regionale per sostenere che in realtà l’epidemia di Xylella non esisterebbe e l’emergenza sarebbe fasulla.
Taluni addirittura si riferiscono pomposamente a questi scritti come a “studi di epidemiologia”.
Mi si presenta l’occasione di rispondere con i dati di un lavoro peer-reviewed che ho appena pubblicato, perchè le persone capiscano a fondo qual è la situazione reale. E allora ribadiamo alcuni semplici concetti, contenuti in un articolo scientifico – non in scritti di bancari, avvocati, ragionieri ed epidemiologi da tastiera.

Punto numero 1. Come detto numerose volte, i dati del monitoraggio regionale, anche quelli dell’ultimo monitoraggio, riguardano zone dove la presenza di Xylella è scarsa o assente negli anni precedenti. Per esempio, i dati riferiti alla zona infetta monitorata nel 2018/2019 che sono stati appena sbandierati dai negazionisti e dalle associazioni ambientalare (da non confondere con gli ambientalisti, persone serie) come prova della bassa frequenza di alberi infetti sono limitati in realtà ad una piccola porzione a Nord-Est della zona infetta, ricadente nella piana dei monumentali (quindi ben lontano dal centro dell’epidemia salentina). Qui sono stati trovati comunque 779 alberi infetti, pari al 2.5% di quelli monitorati: possiamo stare dunque tranquilli? No, perchè sappiamo quello che succederà.
Per esempio, considerando la figura 4 del lavoro che ho appena pubblicato, scopriamo che gli ulivi infetti potranno aumentare in un anno anche di 20 volte la loro frequenza, come vediamo qui sotto per due zone ricadenti nell’area interessata dagli scavi per la TAP.

Questi dati sono perfettamente compatibili con quelli resi noti pochi giorni fa da infoxylella.it, che giunge ad identiche considerazioni, scrivendo:

” Si potette quindi osservare come in zona cuscinetto da un’unica pianta ritrovata infetta ad ottobre 2016 (prontamente eradicata in loc. Rosa Marina) se ne contarono altre 19 nella campagna successiva; analogamente nella zona di contenimento, a confermare dell’espansione dell’epidemia, ai circa 900 positivi del 2016/17 se ne aggiunsero circa altri 3800. “

Quando capiranno i negazionisti che, al di là della particolare zona delimitata considerata, i dati del monitoraggio regionale sono sempre in zone di recente colonizzazione del batterio, e quindi restituiscono sempre basse percentuali di olivi infetti? Quando capiranno che lo scopo del monitoraggio è appunto monitorare il fronte dell’infezione, non il cuore dell’incendio, dove si hanno devastazioni per centinaia di ettari, in cui tutti gli olivi sono infetti?

Punto numero 2. Gli olivi scoperti in un dato anno per essere infetti ricadono al 98% entro 100 metri da altri olivi infetti scoperti nello stesso anno. Questo significa che all’avanzare dell’infezione, gli olivi affetti sono raggruppati in aree di 100 metri di raggio, coerentemente con quanto le misure di contenimento (che prevedono l’abbattimento di tutte le piante entro 100 metri da una pianta infetta) ad oggi suggeriscono. La cosa è documentata in figura 1C del mio lavoro, che riporto per convenienza qui sotto.

Quando si capirà che diminuire il numero di piante infette, applicando laddove previsto gli abbattimenti senza aspettare i tempi biblici di polverose burocrazie locali, è indispensabile per diminuire la pressione di inoculo, e non è un sadico divertimento dei ricercatori?

Punto numero 3. Il monitoraggio, così come condotto attualmente, per una serie di motivi non riesce ad identificare molti dei nuovi hotspot di infezione. Le cause sono discusse nel mio lavoro, ma il messaggio che se ne ricava è molto chiaro: monitoraggio (con i protocolli attuali) e abbattimenti da soli sono insufficienti a contenere l’infezione, perchè troppe piante infette sfuggono ai controlli. Oltre agli abbattimenti per diminuire la pressione di inoculo laddove siano state trovate piante infette, di conseguenza, il contenimento del vettore diventa cruciale, sia attraverso il diserbo per il contenimento delle fasi giovanili che attraverso il contenimento degli adulti con quei (pochi) trattamenti insetticidi richiesti dalla legge. Come dimostrato in un recente lavoro, del resto, queste misure, se applicate nei modi e nei tempi giusti, sono ben in grado di contenere l’avanzamento dell’infezione.

Quando si accetterà l’idea che i trattamenti di lotta al vettore previsti dalle misure di contenimento sono indispensabili, invece di scatenare isteriche campagne di terrore contro inesistenti pericoli “chimici”?

In conclusione: i ricercatori per fare analisi serie e riuscire a pubblicare articoli scientifici ci mettono mesi, se non anni; intanto gli epidemiologi da tastiera, appartenenti a tutte le sottospecie di Homo cialtronus, inondano la comunicazione con fesserie, dati malinterpretati, mezze verità distorte, falsità totali e appelli alla costituzione. Voi abbiate pazienza, ed aspettate l’appoggio solido di dati che siano passati al vaglio della comunità scientifica (che cioè siano stati pubblicati o discussi e approvati da un largo consesso di scienziati).
E a quelli che continuano a negare persino che ci sia un’emergenza Xylella, mostrate questo video dell’amico Antonio Polimeno, che condivido qui nuovamente.

RIFERIMENTI CITATI:
[1] E. M. Bucci, “Effectiveness of the monitoring of X. fastidiosa subsp. pauca in the olive orchards of Southern Italy (Apulia),” Rend. Lincei. Sci. Fis. e Nat., Aug. 2019.
[2] A. Fierro, A. Liccardo, and F. Porcelli, “A lattice model to manage the vector and the infection of the Xylella fastidiosa on olive trees,” Sci. Rep., vol. 9, no. 1, p. 8723, Dec. 2019.

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