Negazionismo del negazionismo

La risposta ricevuta da Carlo Stagnaro alle critiche piovute su IBL in tema di negazionismo climatico, insieme a numerose altre sue affermazioni, richiama alla mia mente il “negare il negazionismo” del presidente del Sudafrica ‘Mbeki, il quale prima seguì con entusiasmo la pseudoscienza di qualche ricercatore impazzito che negava la correlazione tra HIV e AIDS, e 300.000 morti dopo si produsse in candide affermazioni in cui sosteneva di non aver mai negato tale legame.

Devo però ringraziare Carlo Stagnaro: non è da tutti entrare in una discussione arroventata, in cui piovono le critiche contro ciò che si è detto e contro una delle istituzioni che si rappresenta, e rispondere con calma alle domande che avevo posto circa la posizione dell’Istituto Bruno Leoni sul clima.

A parte questa doverosa introduzione, a questo punto credo sia però necessaria qualche mia ulteriore considerazione.

Innanzitutto, ecco qui di seguito l’articolata risposta ricevuta da Stagnaro.

In risposta a “cacofonie organizzate

Grazie dell’attenzione. Nel merito delle domande che mi pone in relazione alla posizione passata e presente di IBL:

a) IBL si occupa di promuovere la libertà economica in vari ambiti, tra cui la politica energetica e ambientale. Coerentemente con questo approccio ci siamo SEMPRE e SOLO occupati di impatti economici e policy. Questo è vero anche in relazione al convegno “incriminato” organizzato dall’Heartland Institute, nell’ambito del quale sono intervenuto due volte: una per illustrare un nostro lavoro sui green jobs (http://www.brunoleoni.it/are-green-jobs-real-jobs-the-case-of-italy), l’altro a sostegno dell’ipotesi di una carbon tax (http://www.brunoleoni.it/report-europa-2020-una-proposta-alternativa) (!).

b) Proprio perché dalle nostre conoscenze sulle dinamiche climatiche derivano conseguenze tanto importanti – dal punto di vista economico e politico – abbiamo talvolta coinvolto studiosi che avevano qualcosa da dire in merito. Nel passato, quando il dibattito era più aperto e le incertezze maggiori, abbiamo dato maggiore spazio anche alle tesi “scettiche” (non “negazioniste”: a mia conoscenza, nessuno nega che il clima stia cambiando e che l’uomo abbia delle responsabilità; la questione era ed è quante responsabilità e con quali conseguenze). Se non vi fossero incertezze, non servirebbe un panel intergovernativo per fare periodicamente il punto della situazione (non esiste il Panel intergovernativo sui vaccini, per esempio). Lo stesso Ipcc oggi dice che l’uomo è la causa “dominante” (quindi non l’unica) del riscaldamento osservato negli ultimi decenni; e nei suoi documenti identifica le aree di maggiore incertezza (https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/11/AR6-Chair-Vision-Paper.pdf).

c) Alcuni think tank con cui abbiamo collaborato o collaboriamo hanno una posizione più radicale della nostra in merito al clima. La nostra collaborazione con loro non è però legata a questo o ad altre posizioni su temi specifici, ma alla comune appartenenza alla famiglia “liberista” – e al fatto che comunque riteniamo il loro lavoro sempre utile e stimolante. Capisco che per Bucci possa essere un insulto, ma per noi no: il mondo è bello perché è vario. Ora, questo non significa che noi siamo d’accordo con altri think tank su tutte le loro posizioni, né che loro lo siano con noi. Per quanto riguarda il clima – lo ripeto – noi non abbiamo una posizione in materia di scienza (ci affidiamo alle sintesi dell’IPCC) mentre la abbiamo in materia di policy. Se non riconoscessimo che il problema esiste, non saremmo neanche – da tanti anni – favorevoli a una politica di carbon pricing (a cui, come ricordato nell’articolo, Heartland è contrario, per esempio). Sul piano personale, segnalo anche che durante la mia breve esperienza politica con Fare per Fermare il declino avevo più volte preso questa posizione: https://autori.fanpage.it/fare-per-fermare-il-declino-stagnaro-si-alla-carbon-tax/.

d) In ogni caso, non mi è chiaro il senso di questo post. L’autore ci accusa di avere una posizione antiscientifica su un singolo tema (il clima), mentre su altri temi avremmo una posizione “in linea con la scienza” (vaccini, chimica in agricoltura, ecc). Poi, vedendo che organizziamo un convegno sul costo dell’antiscienza, nel quale si parla di altre questioni tutte collegate tra di loro (che hanno a che fare col corpo umano: cibo e medicina) e nel quale intervengono speaker assolutamente titolati (https://www.youtube.com/watch?v=CPm1f7vYM5o), ci accusa di non aver dato spazio all’unico tema su cui la nostra asserita posizione sarebbe antiscientifica. Se fosse vera la premessa, dovrebbe farci i complimenti: bravi, parlando di antiscienza, scegliete dei temi sui quali avete una posizione impeccabile. Invece veniamo accusati di non aver affrontato una questione che non solo è eccentrica rispetto agli altri casi studio che abbiamo affrontato nel convegno, ma su cui – secondo l’autore – avremmo potenzialmente potuto spandere disinformazione. C’è qualcosa che mi sfugge nella logica complessiva.

e) Leggo, infine, che Bucci ignorava l’esistenza mia e di IBL fino a poco tempo fa. Forse questo dovrebbe essere un indizio del fatto che la nostra presunta “propaganda antiscientifica” non era poi così efficace né rilevante nell’economia delle nostre attività, se neppure un osservatore attento come lui ne aveva finora avuto alcuna consapevolezza.

Si nota anche in questa risposta una prima, ricorrente affermazione: non sarebbe vero che le posizioni dell’IBL si ascrivono al negazionismo climatico, perchè l’Istituto si occuperebbe solo di policies, non di discutere la scienza alla base delle affermazioni dei climatologi, assumendo invece da questi le conclusioni e tirando le conseguenze in ambito economico. L’IBL sarebbe sì coinvolto in eventi organizzati da negazionisti e con alcune organizzazioni negazioniste avrebbe stretti rapporti, ma solo per la comune matrice liberista e conservatrice.
Questa “negazione del negazionismo” è però veramente debole: difatti, come ho già scritto, IBL non si affianca semplicemente a dei “compagni di strada” negazionisti come lo Heartland Institute, ma fa parte di organizzazioni dedicate ESCLUSIVAMENTE al negazionismo climatico (e non alla generica difesa del libero mercato), come per esempio la Cooler Heads Coalition. Quindi, il tentativo di giustificare certe affermazioni ed il rilancio di certi materiali come “incidente di percorso” dovuto a certe frequentazioni è semplicemente ridicolo, così come la tesi che IBL non abbia una precisa posizione in tema di cambiamento climatico (e non solo sulle policies da adottare).

Al punto b), Stagnaro cerca poi di confondere le incertezze statistiche sulle misure, sulle previsioni e sulla modellizzazione delle conseguenze del cambiamento climatico (oggetto dei continui aggiornamenti IPCC) in incertezze “tout court” sulle BASI scientifiche del cambiamento climatico, espresse dall’IBL con affermazioni quali:

” Le basi scientifiche del global warming sono ancora controverse e gli effetti dell’attività umana sul clima sono motivo di accesi dibattiti. L’organismo preposto a informare e consigliare i governi sulle politiche climatiche (l’IPCC) si è dimostrato parziale e tendenzioso. “

Non è vero che le basi scientifiche siano controverse, caro Stagnaro, e questo non è scetticismo, come si vorrebbe far passare, ma vero e proprio negazionismo scientifico; un negazionismo che ottiene il suo scopo generando confusione tra l’incertezza statistica su certe previsioni, e le basi scientifiche delle stesse.

Oltretutto, Stagnaro, citando proprio il “tendenzioso” IPCC afferma sempre al punto b) con grandissima nonchalance (alla luce delle posizioni sin qui espresse) che l’uomo è la causa dominante del cambiamento climatico, ma non l’unica: e chi lo nega? Certo non io, ma forse proprio IBL, quando dice:

” Priva di ogni modestia intellettuale, la liceale Thunberg ha già deciso che esiste un riscaldamento globale di matrice antropica “

Mettiamoci d’accordo, caro Stagnaro: il riscaldamento è di origine prevalentemente antropica, come pare lei affermi nella sua risposta al mio scritto e come certamente la comunità dei climatologi è larghissimamente concorde nell’affermare con IPCC, oppure queste sono affermazioni azzardate di una liceale?

Per quanto riguarda il punto c), la sua discussione è assorbita da quanto abbiamo appena visto, se non per una frase curiosa, una provocazione che Stagnaro getta lì fra le righe, che è la tipica fallacia della “reductio ad Hitlerum”, quando scrive “[…] comune appartenenza alla famiglia “liberista” – e al fatto che comunque riteniamo il loro lavoro sempre utile e stimolante. Capisco che per Bucci possa essere un insulto, […]”

Io, caro il mio Stagnaro, ho ammesso di non conoscere lei, nè IBL, prima che venissi a sapere della partecipazione dei miei amici Burioni e Defez al vostro convegno; lei, invece, assume di sapere che io sia contrario al libero mercato e ai liberisti, forse perchè in questo modo può tra le righe dipingermi come un pericoloso comunista appartenente all’estrema sinistra, che considera “liberista” una parolaccia. Ovviamente, sbaglia di grosso; a me non piacciono semplicemente le affermazioni antiscientifiche e le fallacie logiche, come la “reductio ad Hitlerum” di cui sopra, forse utile a rinsaldare il suo gruppo, ma non certo alla discussione.

Interessante pure il rovesciamento delle mie argomentazioni che Stagnaro tenta nel punto d) della sua risposta, che potremmo sintetizzare con “siccome abbiamo una posizione antiscientifica su un tema, abbiamo fatto bene a non parlarne al convegno con Burioni, Defez e Giorello, concentrandoci invece su quei temi su cui siamo concordi con la comunità scientifica; peraltro il tema del riscaldamento globale non c’entrava nulla con il tema dei costi dell’antiscienza in salute e in agricoltura”. Ma caro Stagnaro, davvero vuole sostenere che l’antiscienza in tema di cambiamento climatico sia distinta e separata dall’antiscienza di chi, per esempio, si oppone all’utilizzo in agricoltura di prodotti e tecniche che permetterebbero, tramite la semina su sodo, di evitare l’immissione annua in atmosfera di miliardi di tonnellate di CO2? E davvero vuol sostenere che l’antiscienza in tema di cambiamento climatico non abbia conseguenze e costi per la salute umana come sostenuto anche recentissimamente su Lancet, al pari o peggio del negazionismo in tema di vaccini e delle pseudomedicine? Andiamo, diciamoci la verità senza infingimenti e offuscamenti: come ho già scritto, non vi è nessuna ragione per parlare di tutte le pseudoscienze, tranne una – nemmeno per voler nascondere il proprio disallineamento con la comunità scientifica, parlando solo delle cose in cui si è d’accordo.

La conclusione di Stagnaro, il punto e) della sua risposta, è poi particolarmente divertente: siccome IO come ho scritto ignoravo l’esistenza dell’IBL e non conoscevo nemmeno lui, ne deriva che una eventuale persistente campagna di disinformazione sul clima sua o di IBL sarebbe da considerarsi inesistente o irrilevante per la sua efficacia. Vede, caro Stagnaro, io ho imparato a non considerare mai la mia esperienza personale come fonte di generalizzazione diretta, una fallacia logica tipica di coloro che credono nelle pseudoscienze; dal fatto che IO non abbia mai sentito parlare di voi, non discende per nulla che una certa campagna informativa sia inesistente (questo è contraddetto infatti dai vostri stessi scritti e dalle vostre stesse dichiarazioni) o inefficace (questo si potrebbe discutere, ma certo non sulla base della mia esperienza singola). Ancora una volta, lei fa confusione, per far sparire un semplicissimo fatto: che IBL è stato, almeno finora, in prima linea nell’instillare dubbi di ogni sorta in tema di cambiamento climatico, anche quando tali dubbi erano palesemente infondati alla luce del consenso scientifico di settore.

A questo punto, riformulo in maniera diretta le mie domande a Stagnaro e a IBL, sperando di avere risposte altrettanto dirette e chiare, senza inutili cortine fumogene:

a) Apparirà mai, in bella evidenza sul sito di IBL, la dichiarazione di IPCC condivisa da Stagnaro, che l’origine prevalentemente antropica del cambiamento climatico è ormai accertata (pur non essendo l’unica causa, siamo d’accordo)?

b) Si organizzerà mai un evento in IBL, in cui si parli degli impatti previsti del cambiamento climatico (con relative incertezze quantitative di natura statistica) su vita, salute ed economia umane, e quindi delle conseguenzedell’antiscienza negazionista (non scettica!), quale quella espressa dallo Heartland Institute con frasi come “Most scientists do not believe human greenhouse gas emissions are a proven threat to the environment or to human well-being, despite a barrage of propaganda insisting otherwise coming from the environmental movement and echoed by its sycophants in the mainstream media.” ?


c) IBL uscirà mai da organizzazioni come la “Cooler Heads Coalition”, che indicano chiaramente una sua attiva condivisione di posizione su certi temi, e non semplicemente una vicinanza nella famiglia “liberal” a certe organizzazioni conservatrici?

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  5 comments for “Negazionismo del negazionismo

  1. Massimiliano Rupalti
    4 Dicembre 2019 at 12:45

    Solo un appunto/domanda: quali altre sarebbero le cause del GW? A quanto ne so, tutte le forzanti non antropiche hanno un impatto neutro o addirittura negativo sul clima, come per esempio l’attività solare.
    https://www.bloomberg.com/graphics/2015-whats-warming-the-world/

    A meno che non si tratti di una “Eddington concession”, che però mi pare un po’ pericolosa in questo caso ed in questo frangente.

  2. 4 Dicembre 2019 at 22:48

    Massimiliano Rupalti e Paolo C.,

    forse c’è un equivoco, voi parlate del riscaldamento globale mentre Enrico parla del cambiamento climatico. Non mi sembra negare che esiste una variabilità naturale dovuta – per dire – al calo dell’attività solare o a qualche oscillazione delle correnti oceaniche.

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