“Il primo principio è che non devi ingannare te stesso poiché sei tu stesso la persona più semplice da ingannare”
[Richard Feynman, Nobel per la Fisica, 1965].
Partiamo dalla buona intenzione di non voler assolutamente screditare il lavoro scientifico (del passato) del virologo francese Luc Antoine Montagnier, a cui siamo profondamente grati per la scoperta del virus HIV, come causa dell’AIDS, che gli ha consentito di ottenere nel 2008 il Premio Nobel per la Medicina [anche il medico-scienziato americano Robert Charles Gallo era giunto alle stesse conclusioni, in maniera indipendente, tuttavia non ha ricevuto il premio].
“Eh, ma è un premio Nobel, lui può e se lo dice lui certamente deve esserci fondamento scientifico in quello che dice”. Non sempre è così.
Il Montagnier sta sostenendo l’ipotesi della creazione in laboratorio del virus SARS-CoV-2.
Vi invito a soffermarvi sulle parole: STA SOSTENENDO UNA IPOTESI.
Nella ricerca scientifica si parte dalle IPOTESI CHE DEVONO ESSERE DIMOSTRATE, con dati sperimentali, validati, comprovati e sottoposti a revisione da parte di esperti e poi, dopo essere stati pubblicati (a volte alcuni lavori scientifici vengono purtroppo pubblicati su riviste predatorie, per le quali basta semplicemente pagare), giungono nelle mani della comunità scientifica, tutta.
AD OGGI, nel più comune motore di ricerca scientifico, PUBMED, (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Montagnier+L.) NON RISULTA presente nessuna pubblicazione dello scienziato, in questione, che confermi la veridicità della sua ipotesi (l’ultima volta che ha pubblicato, risale al 2015, sul teletrasporto del DNA).
Come ci si poteva aspettare, Montagnier ha espresso un suo parere, basandosi su uno studio, condotto da un gruppo di indiani (RITIRATO da loro stessi), i quali avevano pubblicato un pre-print (articolo scientifico non sottoposto a revisione), in cui sostenevano la presenza di 4 inserzioni (4 pezzetti) di proteina dell’HIV-1, in diversi punti della proteina Spike di SARS-CoV-2.
GALEOTTO FU L’ARTICOLO E CHI LO SCRISSE, perché senza ombra dubbio, ha fornito elementi per urlare al complotto: “Il nobel ha detto che”, per cui detiene la verità, secondo il principio di autorità, e che il lavoro è stato ritirato per mettere a tacere la verità.
L’articolo come si legge direttamente dal link (https://www.biorxiv.org/…/10.1…/2020.01.30.927871v1.full.pdf ) è stato ritirato dagli autori stessi, a seguito di richiesta di ulteriori chiarimenti e verifiche, da parte della comunità scientifica, vista la enorme carenza e le enormi discrepanze che presentava il lavoro.
E ora parliamo di BLAST!
Quando un nuovo patogeno fa capolino, una delle prime domande a cui cerchiamo di rispondere è da dove proviene, che è fondamentale per sviluppare mezzi per bloccare l’ulteriore trasmissione e sviluppare vaccini/farmaci.
Proprio grazie al BLAST si è trovata una somiglianza del 97,7% della proteina spike tra RaTG13 (pipistrello) e 2019-nCoV (uomo), che ci ha permesso di ipotizzare il salto dal pipistrello all’uomo (per essere precisi, vi sarebbe un organismo intermedio che è il pangolino).
In bioinformatica, BLAST è un algoritmo e un programma per confrontare le informazioni di sequenza biologica, come le sequenze di aminoacidi delle proteine o i nucleotidi delle sequenze di DNA e/o RNA (vi sono banche dati dove si depositano le informazioni genetiche degli organismi).
Per chi sa #BLASTAre, scientificamente parlando, si accorge che quelle inserzioni, che si pensano provenire da una proteina dell’HIV-1 e presenti nella Spike di SARS-CoV-2, di cui parla Montagnier, sono ampiamente presenti in diversi organismi viventi, dai mammiferi, agli insetti, ai batteri, e persino altri virus, ma non specifici per l’HIV-1.
Per meglio spiegare cosa ha osservato il Nobel e rendere il BLAST accessibile, facciamo un semplice paragone.
Il codice genetico è un po’ come un libro: è fatto di tante lettere.
Supponiamo che stiamo leggendo due libri, “La gabbianella e il gatto” e “Cecità” di Saramago, e ci imbattiamo nelle seguenti frasi:
1) Bene, gatto. ci SIAmO riusciti – disse sospirando.
2) È una fortuna essere ciechi perché i ciechi non vedono le cose come sono ma come immaginano che SIAnO.
I libri sono diversi, come lo sono il nostro codice genetico, rispetto a quello del virus SARS-Cov-2 o di altri organismi, eppure, se prestiamo attenzione, troviamo due parole davvero molto simili tra di loro: SIA..O,
che compaiono in entrambe le frasi ed in entrambi i libri, che non sono correlati tra loro.
Ebbene, la stessa identica cosa succede nel codice genetico.
Possiamo trovare spesso piccole parole uguali (quello che propone il Nobel), che si ripetono qua e là nei diversi codici genetici.
Il motivo è perché madre natura utilizza un alfabeto (presente nelle proteine) di 20 lettere (ad essere precisi sono 22, 20 sono dette classiche e 2 dette speciali), le cui combinazioni comportano la possibilità di trovare parole uguali, non solo nello stesso codice genetico, ma anche in diversi organismi distanti tra loro, in termini evolutivi.
La natura fa due cose: si evolve (e questo permette di acquisire nuove caratteristiche) e tende a CONSERVARE QUELLO CHE FUNZIONA. Se questi “pezzetti” o diciamo “parole” sono presenti nel codice genetico di diversi organismi (come postulato dal Nobel, considerando solo il “libro” dell’HIV), vuol dire che sono funzionali e servono. Quando invece si verifica una mutazione o una serie di mutazioni (le lettere nelle parole del codice genetico cambiano per un evento casuale) che consentono a un organismo di sopravvivere e riprodursi, allora quelle nuove lettere rimpiazzeranno le vecchie, fino a quando l’ambiente gli consentirà di sopravvivere.
La ricerca scientifica dovrebbe basarsi sugli esperimenti e abbiamo il dovere etico e morale di dimostrare i nostri postulati, attraverso evidenze sperimentali, senza speculazioni e senza avvalersi del principio di autorità: qui nessuno studioso è escluso, nemmeno quello che ha ottenuto il premio Nobel.

