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Lettera di un ricercatore ad un denigratore

Oggi, ancora una volta, qualcuno che non conosco mi ha scritto in privato, accusandomi di scientismo e di arroganza per le mie parole sui vaccini. Ieri lo stesso è successo per quello che ho scritto sulla Xylella, e domani succederà di nuovo, ancora e ancora: si tirano pietre ai ricercatori.

Lasciate, vi prego, che io vi spieghi, e scusatemi se vi sembra troppo lungo.

Oggi intendo parlare per chi, come me, ha dedicato i suoi migliori anni allo studio, perchè voi, con le vostre tasse, glielo avete consentito grazie ad una università pubblica e aperta a tutti.
Per chi, come me, ha potuto mettere alla prova le sue idee in molti laboratori pubblici pagati da voi, avendo vinto un posto di ricercatore in un pubblico concorso e la selezione per accedere ai fondi che voi, generosamente, avete concesso alla ricerca in questo Paese.
Per chi, come me, ha potuto scoprire un fatto nuovo, per piccolo che fosse, da inserire nel grande mosaico in continuo divenire che è la conoscenza umana, potendo contare sullo stipendio pubblico e sulla sicurezza che i cittadini gli hanno garantito.
Per chi, come me, è andato anche all’estero, per trovare spazio alle proprie idee, seguire collaborazioni e anche per continuare a far valere il nome dell’Italia nel mondo, nel proprio piccolo, certo, ma senza dimenticare il proprio Paese.

Per tutti loro, per tutti quei ricercatori con storie simili o diverse dalla mia, magari precari, magari all’estero, ma umani, persone con i propri problemi quotidiani e non divinità della scienza, proprio come voi che siete al di fuori dei laboratori: per loro intendo parlare.

Non vi abbiamo dimenticato. Non abbiamo dimenticato che, se abbiamo studiato, se conduciamo le nostre ricerche, se scopriamo qualcosa e persino se vinciamo un Nobel, tutto dobbiamo a voi, cittadini che pagano le tasse, che magari non hanno potuto studiare, ma che con il loro lavoro garantiscono il nostro.

Ci dipingono spesso come una elite corrotta dalle aziende, che muove nel proprio interesse e di quello della mano che paga: chi ve lo dice, lui sì ha il proprio interesse, il proprio orticello da coltivare, il proprio giornale da spingere avanti, i click da foraggiare, e alla fine i soldi e la visibilità da guadagnare dalla propria “conoscenza alternativa”. Per voi non muoverà un dito, quando sarà il momento.

Noi siamo invece i vostri figli e le vostre figlie, i vostri fratelli e sorelle, i vostri padri e le vostre madri, cui una Costituzione illuminata ha permesso di accedere agli studi, di diventare ricercatori, di fare il mestiere più bello del mondo: quello di cercare di capire come stanno davvero le cose, per quanto è possibile e nella misura in cui è possibile.

E’ per questo che non vi abbandoneremo, mai.

Non lasceremo i malati di cancro nelle mani di chi fa i soldi sulla disperazione altrui, propagandando il bicarbonato, la nuova medicina germanica, le diete terapeutiche e tutte le baggianate nell’armamentario dei ciarlatani vecchi e nuovi, lasciando una scia di pazienti morti e di persone nel dolore.

Non consentiremo a chi nega l’esistenza del virus dell’AIDS, o persino che i germi siano causa di malattia, di andare avanti con le proprie sciocchezze, causando dolore e morti evitabili.

Non lasceremo che i contadini vedano morire i propri olivi ed il nostro bellissimo paesaggio agricolo vada a ramengo, per seguire le baggianate della nonna, le pseudoricerche propagandate da chi vende il prodotto di turno, i broccoletti pugliesi ed ogni altra invenzione buona solo a speculare in politica e a fare soldi a spese dei consumatori.

Non lasceremo fallire l’agricoltura, per seguire le voglie di una elite attaccata alle belle storie della biodinamica e soprattutto ai guadagni che un’economia basata sulle bugie permette di realizzare a spese della massaia che deve scegliere i prodotti da portare sulla sua tavola e senza riguardo per la sostenibilità di quanto difende.

Non concederemo tregua a chi sostiene di predire i terremoti, a chi nega il cambiamento climatico, a chi vorrebbe vedervi girare con un cappellino di stagnola sulla testa, a chi vuol vendervi acqua e zucchero per curarvi dai malanni, a chi vi racconta di avere soluzioni per ogni cosa raggiungibili attraverso questo o quel metodo – basta che compri il suo libro, che vai ai suoi seminari, che entri nel suo circolo.

Ed infine, non concederemo tregua neppure a quelli fra noi che, sedotti dalle possibilità di carriera, dai soldi o da una agenda politica, dimenticano il loro debito nei confronti dei cittadini, tradendo la ricerca della verità per una pubblicazione in più, un finanziamento in più, un posto al sole più in alto.

Perchè il compito, la missione che ci avete affidato non l’abbiamo dimenticata: è quella di aiutare tutti a fare insieme le scelte migliori possibili in un periodo ed un mondo complicato e difficile, una cosa impossibile senza sapere, conoscere, studiare.

Noi non possiamo tacere. Noi non taceremo.

A chi mi scrive lettere assurde ho questo da rispondere: studiamo insieme, ma studiamo davvero.
Insieme ce la possiamo fare.

Chiudete i social, aprite i libri.

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