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7 domande ai firmatari della “Lettera aperta sulla libertà della scienza”

Di Pellegrino Conte ed Enrico Bucci

Quando un gruppo di oltre 50 ricercatori ha annunziato la firma di una lettera aperta in sostegno della libertà della scienza, siamo rimasti molto favorevolmente impressionati: finalmente – abbiamo pensato – in questi tempi bui di conformismo e pressioni per indirizzare, controllare e mortificare la ricerca scientifica nel nostro Paese, il mondo accademico si sta ridestando e sta facendo sentire la sua autorevolezza per la salvaguardia della libertà di pensiero.

Con grande stupore, invece, ci siamo accorti che il contenuto della lettera, lungi dall’essere una difesa del diritto costituzionale di investigare e comunicare i propri risultati senza limitazione alcuna, rappresenta un tentativo, peraltro maldestro, di proteggere una pratica pseudoscientifica quale è la cosiddetta agricoltura biodinamica.

Qui di seguito il testo completo della “Lettera aperta sulla libertà della Scienza”

Quest’anno, dal 15 al 17 novembre, l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica ha promosso il 35° congresso dedicato a “Innovazione e ricerca, alleanze per l’agroecologia” presso il Politecnico di Milano, sotto il patrocinio, tra gli altri, dello stesso Politecnico, del Comune di Milano e della Regione Lombardia. Si tratta di un congresso cui partecipano rappresentanti di centinaia di aziende e, come relatori del settore agrario, anche docenti di università italiane, ricercatori di centri di ricerca italiani e stranieri oltre al vicepresidente della commissione ambiente del Parlamento europeo, Paolo de Castro (pure lui accademico) e una serie di rilevanti personalità.

A seguito della pubblicazione dell’evento, un gruppo di docenti dell’Università di Milano ha diffuso una lettera indirizzata al Rettore del Politecnico, al Sindaco e ad altri, con considerazioni pesanti contro l’agricoltura biodinamica e sollecitandoli a non portare i saluti all’apertura del congresso, in modo da non avallare con la loro presenza i contenuti dell’evento.

L’invito a intervenire al convegno, successivamente inoltrato ai firmatari della lettera da parte dell’Associazione per Agricoltura Biodinamica, è stato rifiutato.

Negli ambienti accademici sono state diffuse altre lettere, anche di non esperti nei settori scientifici in oggetto [ndr: Elena Cattaneo] , nelle quali si evita accuratamente di prendere in considerazione i risultati delle numerose sperimentazioni disponibili, mentre ci si attacca a frasi di testi di altri tempi, accomunando così la biodinamica a posizioni antiscientifiche, come quelle dei No-vax.

Premesso che nessuno di noi fa parte dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e non ci interessa, in questo caso, entrare nel merito dei risvolti filosofici di questa associazione, dissentiamo profondamente da questo comportamento anzitutto perché denigra associazioni di agricoltori il cui modello di agricoltura, sensibile ai temi della salute e della sostenibilità, è comunque una realtà diffusa e riconosciuta istituzionalmente; in secondo luogo perché è scorretto nei confronti di quei colleghi, ottimi ricercatori italiani e stranieri anche di fama internazionale, competenti in materia, che senza pregiudizi hanno condotto ricerche sull’agricoltura biodinamica e biologica e pubblicato i risultati su riviste internazionali, anche di altissimo impatto (PLOS ONE, Nature).

Chiunque abbia partecipato a congressi scientifici di qualsiasi disciplina sa che in essi vengono a volte presentate relazioni in disaccordo tra loro, che sollevano accesi dibattiti e discussioni; solo ricerche successive potranno stabilire quale sia la tesi corretta. Il compito della comunità scientifica è comunicare, dialogare, non disdegnare la pratica del dubbio, far circolare le idee e metterle alla prova con mente aperta e senza pregiudizi.

L’approccio scientifico non sta nella scelta dell’oggetto, ma nel metodo che viene utilizzato. Il vero atteggiamento antiscientifico è semmai il dogmatismo di chi non vuole occuparsi di argomenti che ha personalmente condannato a priori come “ridicoli”.

La comunità scientifica spesso lamenta il fatto di godere di scarso credito da parte della società civile. A nostro avviso questi comportamenti possono solo peggiorare la situazione, anche perché l’agricoltura biologica, in tutte le sue manifestazioni, continua a crescere con un ritmo inimmaginabile solo pochi anni fa e rappresenta uno dei pochi settori di successo del sistema agroalimentare italiano, così come aumenta il numero di uomini e donne di scienza interessati a studiarne meccanismi, processi e effetti sulla produzione e sull’ambiente.

Oggi l’agricoltura, (integrata, di precisione, conservativa, biologica, biodinamica, agroecologica) ha il gravoso compito di nutrire il pianeta, di erogare servizi ecosistemici ed essere nello stesso tempo economicamente, ambientalmente e socialmente sostenibile. Il ruolo del mondo della ricerca è di fornire il supporto scientifico a questo importante percorso, senza sposare acriticamente posizioni di parte.

Per leggere le firme degli accademici che hanno concordato col testo su riportato basta leggere qui.

Dopo la lettura di un simile testo, alcuni interrogativi sono immediatamente occorsi ad entrambi. Ve li proponiamo nella speranza che qualcuno ci possa aiutare a trovare qualche risposta.

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